Il sindaco di Cesa Enzo Guida descrive la situazione e ringrazia i medici di base, i volontari della protezione civile e i commercianti

Allarme e preoccupazione sono le parole che traspaiono dalla parole del sindaco di Cesa, Enzo Guida. Non mancano però altre due espressioni che caratterizzano il pensiero del primo cittadino del paese dell’agro aversano, che oggi conta oltre 9300 abitanti: voglia di reagire e riconoscenza a chi si sta adoperando per rintuzzare la crescita dei contagiati del comune.

Abbiamo raggiunto il sindaco al telefono nel pieno di una sua riunione atta a stabilire misure di contrasto contro la crescita del numero dei cittadini colpiti da contagio.

«Il numero di contagiati è piuttosto alto, oltre 314 a ieri, rispetto agli abitanti con un rapporto tra i più alti della provincia di Caserta – ha dichiarato Enzo Guida -. C’è preoccupazione perché potrebbe essere deciso di dichiarare Cesa “zona rossa” con uno specifico provvedimento della Regione. Per questo stiamo mettendo in campo tutte le iniziative possibili per scongiurare questa risoluzione. Abbiamo chiuso gli uffici comunali, il cimitero, i parchi, abbiamo sospeso lo svolgimento del mercato rionale e stiamo sollecitando la Asl ad eseguire i tamponi di riscontro per verificare se il fenomeno vada verso un’attenuazione tenuto conto che abbiamo molte persone che hanno superato il termine previsto dall’isolamento».

Manca insomma il tampone di riscontro che potrebbe forse dare al fenomeno una configurazione diversa anche se ogni giorno ci sono nuove persone affette da coronavirus.

Ma come si è verificato questa imprevista crescita?

«Ritengo – ha precisato il sindaco Guida – che il problema si sia verificato sostanzialmente per una carenza di attenzione all’interno dei nuclei familiari. Il dato che ci parla di intere famiglie contagiate in qualche maniera lo conferma e quindi penso di poter dire che questo sia stato l’episodio scatenante che ha portato alla crescita del contagio. Ha poi anche inciso la difficoltà di poter assistere gli ammalati nei propri domicili viste le difficoltà del servizio 118 e il ritardo delle ambulanze. Questo ha costretto i familiari a provvedere alle minime cure con la conseguenza di una reiterata e personale esposizione al virus».

Cesa purtroppo non ha strutture ospedaliere e fa capo ad Aversa che ha per dimensione propria altri problemi da gestire. Nel frattempo l’unità di crisi della regione sta valutando cosa fare anche se il sindaco Guida sta pensando, nonostante alcune serie difficoltà, ad altre azioni di contrasto da mettere in campo.

«Non disponiamo di strutture per il controllo – ha concluso il primo cittadino -, abbiamo solo due vigili urbani ed ho chiesto l’intervento dell’esercito per potere dare corso alle ordinanze che intendo promulgare. Abbiamo in sostanza bisogno di un aiuto per esercitare il controllo delle disposizioni. Vorrei però segnalare come i medici di base abbiano dato in questa fase un contributo importante fornendo assistenza con un lavoro eccezionale. A loro va il mio ringraziamento che estendo anche ai volontari della protezione civile locale che ci stanno dando una mano nel prestare assistenza alle famiglie in isolamento ed a quei commercianti che si sono attivati per effettuare il servizio della consegna a domicilio».

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