Zagaria accusa i pm della Dda: “Nessuno mi farà pentire”

DiRedazione

Zagaria accusa i pm della Dda: “Nessuno mi farà pentire”

“Nessuno mi farà mai pentire”. Una vera e propria invettiva quella pronunciata stamattina in aula dal boss dei Casalesi Michele Zagaria accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso ed in particolare di aver mandato messaggi dall’interno del carcere sia durante i colloqui con i familiari sia nel corso di un’udienza per omicidio, in corte d’Assise a Napoli.

Stamattina il boss, difeso dall’avvocato Paolo Di Furia, si è presentato in videoconferenza al processo che si è celebrato al tribunale di Napoli Nord. Nel corso dell’udienza è stato escusso un militare dei carabinieri in servizio alla Dia che ha elencato i colloqui in carcere finiti al centro delle attenzioni della magistratura antimafia. E tra questi ce ne sono anche alcuni con Francesca Linetti, la sorella del fratello di CapastortaPasquale Zagaria, ed a cui ha preso parte anche una 13enne, nipote del capoclan. Un dettaglio che ha fatto infuriare l’ex primula rossa che ha ribadito: “non mettete in mezzo le bambine, non c’entrano nulla”.

Poi Zagaria ha anche lanciato un attacco ai magistrati che a suo avviso si sarebbero “accaniti” contro di lui. “Nessuno mi farà pentire”, ha tuonato in aula il boss, rinchiuso al 41bis da 7 anni.Parole che hanno spinto il pm della Dda Maurizio Giordano a chiedere di acquisire il verbale d’udienza. Il processo è stato rinviato per il suo prosieguo all’inizio di luglio.

Secondo l’accusa Zagaria avrebbe impartito ordini dall’interno del carcere sia durante i colloqui in carcere sia attraverso i videocollegamenti durante i processi a cui partecipa e durante i quali spesso e volentieri il capoclan prende la parola. In particolare nel mirino degli inquirenti è finita una frase: “rispetto i miei coimputati” proferita dal boss dei Casalesi durante un’udienza in Corte d’Assise. Già nel processo che lo vede imputato insieme all’ex sindaco di Casapesenna, Fortunato Zagaria, il capoclan aveva detto di non mandare “messaggi a nessuno”.

 

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