Archivio mensile marzo 2019

DiRedazione

Terremoto all’Interporto, Barletta arrestato per evasione fiscale

barletta interporto-2L’imprenditore Giuseppe Barletta, proprietario dell’Interporto Sud Europa, la piattaforma di trasporto merci e logistica più grande del Mezzogiorno, sita tra i comuni di Maddaloni e Marcianise, è finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione “The Family”, condotta dai militari del nucleo polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta su delega della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Per il noto imprenditore questa mattina sono scattate le manette: l’accusa nei suoi riguardi è di bancarotta fraudolenta e altri reati, tra cui l’autoriciclaggio. Con lui ai domiciliari è finito anche un suo stretto collaboratore, mentre per altri due indagati i militari hanno eseguito le misure dell’obbligo di firma.

Nel corso dell’operazione i militari del nucleo polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza hanno sottoposto a sequestro beni immobili e quote societarie per 28 milioni di euro.

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Il Sindaco Marino in sinergia con Lampis per la valorizzazione di Reggia e Belvedere

Il sindaco Carlo Marino ha ricevuto in Comune Antonio Lampis, direttore ad interim della Reggia e direttore generale dei Musei del Mibac. “Registro con soddisfazione – dice il sindaco – l’ampia disponibilità del direttore Lampis a mettere in campo fin da subito azioni comuni per la promozione e la valorizzazione dei siti cittadini che sono riconosciuti dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità, la Reggia e il Belvedere di San Leucio”. “Un’intesa stabile tra Comune e Reggia – spiega il sindaco – può condurci rapidamente a facilitare la piena e integrata fruizione turistica di entrambi i siti. Abbiamo infine condiviso la necessità di sviluppare in modo più mirato e ampio la comunicazione per sviluppare l’incoming, nel quadro dei flussi turistici nazionali ma anche in quello specifico, e assai disponibile, dell’Oriente, forti del valore assicurato a Caserta dalle sue eccellenze produttive seriche”.

DiRedazione

CAMORRA Spari in pieno giorno: il raid ripreso dalle telecamere del bar

Un raid in pieno giorno, nell’ora di punta, per mandare un segnale del boss. E’ quello organizzato a Sparanise nel febbraio 2018 ai danni dell’imprenditore Vagliviello, titolare di un’agenzia funebre. Quel giorno furono esplosi dieci colpi di pistola, poco dopo le ore 12, contro l’ingresso della sede dell’agenzia, in pieno giorno, da un ragazzo col volto travisato da un passamontagna. Un segnale di chiaro stampo camorristico.

Le indagini furono aiutate dalla telecamera di un bar che riprese chiaramente un ragazzo esplodere i colpi di pistola e poi allontanarsi insieme ad un’altra persona a bordo di una Fiat 500, che risultava intestata alla moglie di Antonio Raffaele Ligato, figlio del boss ergastolano di Pignataro Maggiore Raffaele. Le indagini successive hanno permesso di chiudere il cerchio attorno al rampollo e Daniele Schettini (colui che avrebbe materialmente sparato).

Furono perquisite entrambe le abitazioni ed a casa di Ligato fu trovata anche una bomba a mano. Nelle vicinanze furono ritrovati anche bossoli simili a quelli utilizzati per sparare. A casa di Schettini, invece, furono trovati gli abiti molti simili a quelli che indossava colui che sparava come si evince dalle riprese video.

DiRedazione

Sequestrano il direttore ed i clienti per rapinare la banca, 3 arresti

Tre ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere per la tentata rapina all’Unicredit di Vairano avvenuta l’11 febbraio scorso. I tre rapinatori indagati per il colpo erano stati già fermati dai carabinieri, che ora sono riusciti a ricostruire tutta la vicenda, chiedendo ed ottenendo l’applicazione della misura coercitiva.

Il rapinatore si è finto cliente

Il tentativo di rapina, con contestuale sequestro di persona e lesioni personali, fu consumato l’11 febbraio nella banca Unicredit, filiale di Vairano Scalo. Nell’occasione veniva tratto in arresto uno degli autori dei delitti, colto nella flagranza del reato, mentre gli altri tre correi riuscivano a darsi alla fuga. In particolare, il soggetto arrestato, fingendosi cliente, si introduceva all’interno della citata filiale dove utilizzando un taglierine minacciava i presenti consentendo l’accesso all’interno della banca di altri due complici – entrambi con volto travisato e guanti calzati – di cui uno armato di cacciavite.

Sequestrato il direttore, scoppia la rissa

I rapinatori, dopo aver immobilizzato i tre impiegati presenti e tre clienti utilizzando delle fascette elastiche in plastica con cui legavano loro i polsi, minacciavano reiteratamente il direttore della filiale allo scopo di costringerlo ad aprire la cassaforte della Banca. Nel frattempo veniva azionato l’allarme radiocollegato che permetteva l’immediato intervento dei carabinieri di Vairano Scalo che irrompevano nella banca e, dopo breve colluttazione, riuscivano ad immobilizzare uno dei rapinatori, mentre gli altri riuscivano a fuggire.

Il quarto complice

L’immediata attività investigativa posta in essere consentiva di individuare il modello e il numero di targa del veicolo utilizzato per la fuga, che era condotto da un quarto complice che si teneva in contatto con i correi mediante un walkie talkie. Dai successivi sviluppi emergeva che il veicolo utilizzato risultava locato presso una società di noleggio ubicata a Giugliano in Campania, utilizzando documenti intestati ad una terza diversa persona.

L’aiuto delle telecamere

Mediante l’analisi di numerosi filmati rilevati da sistemi di video-sorveglianza di esercizi commerciale individuasti a Giugliano in Campania e Vairano Scalo, era possibile riscontrare il transito del veicolo in uso ai rapinatori nei pressi dell’istituto di credito subito dopo la consumazione della tentata rapina nonché accertare che, in una giornata precedente, in particolare l’8 febbraio 2019, gli stessi soggetti avevano eseguito, con altra autovettura, un sopralluogo nei pressi dell’istituto di credito propedeutico alla successiva consumazione della rapina. Da ciò si acquisivano inconfutabili elementi che conducevano all’esatta identificazione di tutti i componenti della banda, nei confronti dei quali venivano raccolti gravi, precisi e concordanti indizi di colpevolezza in ordine ai delitti loro contestati

 

DiRedazione

Si lancia dal balcone nel palazzo dove lavora

carabinieri-ambulanza-3Presa dalla disperazione ha pensato di farla finita nel palazzo dove lavorava: ha aperto il balconcino condominiale della struttura in via dei Vecchi Pini a Caserta, ubicato all’ottavo piano, e si è lanciata nel vuoto. E’ finita così l’esistenza terrena di una donna di 62 anni residente a Castel Morrone, che questa mattina ha deciso di togliersi la vita in maniera violenta. Sono stati alcuni condomini ad accorgersi dell’accaduto ed a lanciare l’allarme. Sul posto è arrivata l’ambulanza, ma purtroppo per la donna non c’era più nulla da fare. Sono stati i soccorritori ad allertare i carabinieri di Caserta guidati dal maggiore Andrea Cinus che si sono portati sul posto per cercare di ricostruire l’accaduto. Sembra che alla base del folle gesto via sia un po’ di depressione, acuita da una forte lite avvenuta nelle ultime ore prima del suicidio.

DiRedazione

Sequestri a Zagaria, 8 indagati: ci sono anche le cognate del capoclan

Personale del Centro Operativo Dia di Napoli, coadiuvato da militari del Comando Provinciale Carabinieri di Caserta, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dall’ufficio gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

La misura cautelare ha per oggetto beni di ingente valore commerciale, circa 3 milioni di euro, che le indagini hanno consentito di appurare essere nella piena disponibilità di alcuni componenti della famiglia del capoclan Michele Zagaria, boss di Casapesenna attualmente detenuto al regime del 41 bis nella casa circondariale de L’Aquila. Della famiglia Zagaria risultano condannati (ed attualmente detenuti) anche alcuni tra i fratelli e le sorelle del citato capo clan: Beatrice, Elvira, Pasquale ed Antonio, questi ultimi due destinatari dell’odierno provvedimento cautelare reale.

Le attività investigative, che si sono avvalse di intercettazioni dei colloqui che i detenuti indagati svolgevano in carcere con i familiari, di intercettazioni telefoniche ed ambientali degli indagati liberi e di minuziosi e complessi riscontri di natura bancaria e documentale, hanno consentito di accertare la riconducibilità dei beni in sequestro, sotto il profilo della diretta pertinenzialità, alle fattispecie di reato contestate agli odierni indagati, i quali presentano, altresì, un quadro reddituale di assoluta sproporzione rispetto al valore dei beni dagli stessi acquistati.

Ville e negozio sequestrati

Il provvedimento colpisce una lussuosa villa ubicata a Casapesenna, risultato essere nella effettiva proprietà di Antonio Zagaria e della moglie Patrizia Martino (attualmente sottoposta alla misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Casapesenna nell’ambito dello stesso procedimento penale, in quanto indagata per il delitto di ricettazione). L’immobile, del valore commerciale di oltre un milione di euro al momento dell’acquisto, fu venduto dietro corrispettivo di soli euro 30mila euro. Risulta attualmente completamente ristrutturato e finemente arredato.

Sequestrata anche una seconda villa risultata essere nella effettiva proprietà di Pasquale Zagaria e della moglie Francesca Linetti (attualmente sottoposta alla misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Casapesenna nell’ambito dello stesso procedimento penale, in quanto indagata per il delitto di ricettazione). L’immobile ha un valore commerciale di oltre un milione e 500mila euro ed è stato interamente costruito su di un terreno estorto da Pasquale Zagaria al precedente proprietario, il quale ricevette, contro la sua volontà, la somma di 60.000 euro per la compravendita.

Infine è stato sequestrato un negozio di abbigliamento risultato essere nella effettiva proprietà di Carmine Zagaria e formalmente intestato alla moglie Tiziana Piccolo (attualmente sottoposta alla misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Casapesenna nell’ambito dello stesso procedimento penale, in quanto indagata per il delitto di ricettazione).

I reati contestati

In relazione all’acquisto dei beni sequestrati ad Antonio Zagaria, Patrizia Martino e Luigi Diana, detto “o’riavul”, pregiudicato e persona vicina alla famiglia Zagaria, è contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori, per aver intestato a terzi (la cui posizione è stata archiviata nel presente procedimento) l’immobile risultato essere nella loro proprietà. A Pasquale Zagaria è contestato il delitto di estorsione in danno dei precedenti proprietari dell’immobile; allo stesso, a Francesca Linetti ed a Marcella Maccariello è contestato il  reato di trasferimento fraudolento di valori, per aver intestato fittiziamente, i coniugi Zagaria-Linetti, l’immobile risultato essere nella loro proprietà a Marcella Maccariello; a Carmine Zagaria e a Tiziana Piccolo è contestato il reato di trasferimento fraudolento di valori, Zagaria avrebbe infatti fittiziamente intestato l’esercizio commerciale MI.NI STORE (ditta individuale) alla coniuge Tiziana Piccolo.

Le perquisizioni in casa

A tutti gli indagati è stato notificato, inoltre, un provvedimento di avviso della conclusione delle indagini preliminari. Contestualmente sono state eseguite sei perquisizioni domiciliari nei luoghi di residenza/dimora di tutti gli indagati liberi e negli immobili ed esercizi commerciali in sequestro. Questi ultimi, infine, sono stati immessi in possesso ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Napoli, che ne curerà la gestione in attesa della definizione del procedimento.

Gli indagati

Questo l’elenco completo degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della DDA: Luigi Diana; Francesca Linetti, moglie di Pasquale Zagaria; Marcella Maccariello; Patrizia Martino, moglie di Antonio Zagaria; Tiziana Piccolo, moglie di Carmine Zagaria; Antonio Zagaria; Carmine Zagaria; Pasquale Zagaria

 

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Anche Caserta al Made Expo 2019 di Milano

Vetrina per l’acciaio e per MZ Costruzioni a MADE Expo 2019, la cui nona edizione si terrà a Fiera Milano-Rho dal 13 al 16 marzo. MZ Costruzioni, azienda casertana che è leader del settore e può vantare commesse di prestigio in Italia e all’estero, sarà presente alla più grande manifestazione in Italia per il mondo delle costruzioni e dell’architettura, in interazione completa con l’offerta progettuale che nella fiera sarà ospitata.

Nel Salone in cui sarà presente MZ Costruzioni, ci sarà il plastico del V-A-C Cultural Center di Mosca su progetto dello studio Renzo Piano Building Workshop. Ad uno dei workshop del Salone interverrà proprio l’architetto Antonio Belvedere dello Studio Renzo Piano. In primo piano, nello stand di MZ Costruzioni ingegneri, architetti, geometri e professionisti della progettazione, imprese edili e rivenditori. In vetrina i prodotti, le soluzioni costruttive, le attrezzature e i sistemi per un’edilizia sostenibile e sicura, per il risparmio energetico e per il comfort abitativo nelle ristrutturazioni e negli edifici di nuova costruzione.

Nell’area, un intero sistema abitativo in un dialogo che metterà a confronto le idee e le filosofie di progettisti di primo piano. Decine i workshop, con voci autorevoli e accreditate, portatori di vision realmente innovative, protagonisti del cambiamento. Rilevanti i temi trattati: Sostenibilità e Crescita, Innovazione tra BIM e Industrializzazione delle Costruzioni, Economia Circolare, Industrializzazione delle Costruzioni, Involucro, Sicurezza del territorio e degli edifici, Era Digitale e Professionisti.

DiRedazione

Dopo gli arresti a Lusciano la famiglia Emini con i suoi parenti continua la speculazione a braccetto con la camorra dal 1982

Parco Eminini-Dia (1)Area 167, area PEEP “piano edilizio economico e popolare”: una speculazione e truffa mai vista in tutta Italia. Perché tutto tace? Perché consiglieri o parenti si passano appartamenti e se li rivendono? Può essere che ancora oggi continua la speculazione con parenti e affini? I pentiti hanno accusato i registi di questa speculazione, perché non vengono arrestati? Una mega speculazione edilizia. In più, Emini fa fallire la sua società e riparte con altre società intestate a “parenti e affini” dicendo in giro che tra loro non c’è niente. E’ mai possibile una cosa di questa natura? Sapete cara DDA quanti appartamenti, locali commerciali, mansarde non mansarde vendono questi signori alle vostre spalle e se la ridono pure? La Camorra c’è dentro da quando esistono i casalesi, lo dicono decine di pentiti, ci spiegate perché non vengono arrestati tutti? Furono fatti degli arresti, qualcuno sbagliato, poi da quel momento è tutto fermo e gli Emini e la camorra continuano dal 1980/82 ad oggi a camminare a braccetto. Gli accordi di soldi tra
Boss e Emini parlano chiaro, perché è tutto fermo?

DiRedazione

La Dia sequestra beni per 3 milioni di euro ai fratelli del boss Zagaria

zagaria micheleLa DIA di Napoli sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo emesso dall’Ufficio GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale DDA, che riguarda due ville e un’attività commerciale ubicate in Casapesenna (CE), e riconducibili ai fratelli del noto capoclan casalese Michele ZAGARIA, del valore complessivo di circa tre milioni di euro.

DiRedazione

Auto si ribalta dopo la carambola, un ferito nello schianto

auto ribaltata villa literno-2Brutto incidente questa mattina a Villa Literno, nella zona di via Santa Maria a Cubito, arteria che collega la città con i paesi limitrofi dell’agro aversano. Una utilitaria si è infatti ribaltata, finendo capovolta su un lato, dopo l’impatto con una seconda vettura.

Lo schianto, avvenuto all’altezza di un noto bar della zona, ha mandato in tilt il traffico. L’uomo che guidava l’auto ribaltata, un signore di circa 60 anni, è rimasto ferito nell’incidente. Sul posto stanno giungendo i soccorsi