Pozzi contaminati nel casertano, scatta l’allarme di Legambiente

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Pozzi contaminati nel casertano, scatta l’allarme di Legambiente

“Siamo davanti ad un vero e proprio disastro ambientale di enormi proporzioni. Un altro duro colpo ad un territorio già martoriato e che da anni attende una seria bonifica non più rinviabile. Auspichiamo che la magistratura e le forze dell’ordine, a cui va il nostro plauso, accertino quanto prima le responsabilità di un vero crimine ambientale che si perpetuava da decenni sotto gli occhi di tutti con gravi danni per l’ambiente, l’economia e per la salute dei cittadini”. In un nota Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania commenta così il sequestro dei dodici pozzi contaminati nel casertano.

I carabinieri di Caserta al termine di un’indagine ambientale coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere infatti, hanno eseguito un sequestro preventivo di 12 pozzi utilizzati per uso domestico e fertirrigazione (una tecnica che consente la distribuzione dei fertilizzanti insieme all’acqua d’irrigazione), su cui è stata riscontrata una severa contaminazione da metalli pesanti, in particolare da arsenico, sostanza nota per la sua elevata tossicità. L’area dove sono stati sequestrati i 12 pozzi contaminati era nota negli anni ’60 e ’70 come la “piscina rossa”: sul fondo di una cava ristagnavano liquami contenenti arsenico e altre sostanze chimiche, residui dell’attività di lavorazione del ferro e del vetro, nei pressi dell’industria Saint Gobain di Caserta.

In alcuni sequestrati è stata inoltre accertata la presenza di oltre 9000 milligrammi per litro di arsenico, una “quantità abnorme” per il procuratore di S. Maria Capua Vetere Maria Antonietta Troncone (la soglia legale è di 10 mg). Acqua utilizzata per anni per irrigare alcune colture ma anche per i giardini di complessi residenziali; non arriva invece nelle case, che sono allacciate alla normale condotta idrica.

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