Paola Rossi e la filosofia Ubuntu alla Biennale d’arte Contemporanea del Belvedere di San Leucio

 

ubentuIl 1 ottobre è stata inaugurata la Biennale d’arte Contemporanea del Belvedere di San Leucio. Le aree interessate alle esposizione delle opere d’arte sono molteplici. Dal Belvedere  di San Leucio al Quartiere Militare Borbonico di Casagiove. E’ rassicurante pensare che, nascosta dietro gli angoli di questa città, c’è una bellezza che sopravvive alla barbarie del consumismo. Un consumismo che consuma il pensiero, e l’anima. Poi ci sono artisti che sono come un deserto pieno di fiori. Come Paola Rossi. La sua opera è esposta al Quartiere Militare Borbonico di Casagiove, e ha un nome che è quasi un invito: Ubuntu.

Una Don Chisciotte di periferia che ha lasciato crollare il muro. Il muro divisorio tra lei e la sua ombra, tra l’Io rispettabile e l’Io di cui- secondo certi borghesucci- bisognerebbe vergognarsi.

E’ così che nasce l’arte, e la riconciliazione.

Ubuntu è un’etica che si focalizza, infatti, sulle relazioni reciproche. Sulla bellezza del perdono, e del rispetto. Ubuntu è la filosofia della coscienza, dei doveri e dei diritti.Nelson Mandela, per spiegare l’ideologia dell’Ubuntu raccontava la storia di un viaggiatore. Un uomo di passaggio in un villaggio africano che, per ricevere cibo e acqua, non aveva bisogno di chiedere. Come certe tribù in cui non esiste la parola “libertà” perché sono libere, davvero.

Una spinta ideale verso l’umanità intera, un desiderio di autentica accettazione.

Il perdono ha questo misterioso potere: unisce, crea solidarietà insperate e audaci.

Che -tra ministri con i ramoscelli d’ulivo in mano e la pistola in tasca- come scrive qualcuno, c’è pure la gente che il porto d’armi non ce l’ha, né ha intenzione di chiederlo per difendersi dalla diversità.

Fino al 21 ottobre, la Biennale d’arte Contemporanea, vi mostrerà la bellezza dell’arte che non è mai fine a sé stessa. E’ un racconto personale che accoglie l’umanità nella sua accezione più pura.

Natalina Rossi